“Amare qualcuno non è solo un forte sentimento, è una scelta, una promessa, un impegno. Se l’amore fosse solo una sensazione, non vi sarebbero i presupposti per un amore duraturo. Una sensazione viene e va”
Erich Fromm
Non so se ringraziare Marta Cicilloni o chiederle i danni morali: recensione di Le nostre tracce
Le nostre tracce — Marta Cicilloni, Puzzlebook | copia gifted
Ho appena finito di leggere Le nostre tracce e sono rimasta lì, a fissare il muro. Questo libro non è come gli altri, non puoi semplicemente chiuderlo e passare oltre. Ti resta addosso, ma non in modo dolce o rassicurante. Resta perché ti fa ricordare scene che conosci fin troppo bene, come ad esempio messaggi che aspetti con ansia, silenzi che durano troppo a lungo, e persone che sono a metà strada tra essere presenti e assenti.
E alla fine, ti poni una domanda semplice, forse un po’ fastidiosa:
quante volte siamo rimasti intrappolati dentro storie che non stavano andando da nessuna parte?
Se state cercando una storia d’amore facile e “pulita”, allora questo non è il libro che fa per voi.

Le nostre tracce: trama
Tommaso è un giovane brillante che ha lasciato l’Italia per cercare fortuna in una Londra che promette tutto ma sembra mantenere poco. Vittoria, invece, è rimasta nella stessa città del Sud in cui entrambi hanno frequentato il liceo, e la sua routine si divide tra affetti fragili, ambizioni accese e una vita che le chiede ogni giorno qualcosa in più.
Quando si ritrovano dopo anni, non sono solo i ricordi dei tempi in cui erano compagni di scuola a unirli, ma una connessione alla quale nessuno dei due potrà sottrarsi. Inizia così un legame incerto e magnetico, fatto di attrazioni irrisolte, fughe emotive e ritorni sempre più complessi. Londra e l’Italia diventano palcoscenico di un tira e molla in cui amore e paura danzano senza tregua, mentre i due cercano di diventare adulti senza perdere la propria verità.
“Le nostre tracce” è un romanzo sulle distanze – geografiche, emotive, temporali – e sulle cicatrici che lasciano. Ma è anche un invito ad abbracciare la vulnerabilità: una storia che parla di seconde possibilità, di scelte difficili e della forza di lasciarsi finalmente trovare.
Le mie considerazioni
Lo stile
Cicilloni scrive in modo veramente avvincente: riesce a tenermi dentro la storia dall’inizio alla fine senza mai lasciarmi andare. Io stessa ho finito il libro in due giorni, perché è uno di quei libri che fai fatica a mettere giù. La cosa che funziona meglio è proprio questa sensazione di immersione: mi ritrovo dentro le vite di Tommaso e Vittoria e inizio quasi a cercare risposte ai loro comportamenti, soprattutto quelli di Tommaso, che spesso lascia più domande che risposte.
Un altro punto forte sono i dialoghi, che risultano estremamente naturali. Non sembrano costruiti o forzati, ma veri. I personaggi si parlano come persone reali, e spesso quello che conta non è ciò che viene detto, ma tutto ciò che resta in sospeso.
Il ritmo della storia è costante: non ci sono momenti in cui sento il bisogno di saltare avanti. Anche quando non succede qualcosa di eclatante, la narrazione continua a scorrere. Molto riuscita anche la scelta della doppia ambientazione: Londra e il Sud Italia non fanno solo da sfondo, ma influenzano davvero i personaggi e il loro modo di vivere le scelte. Sono luoghi che si sentono, non solo descritti.
In generale, il libro funziona perché mi porta avanti anche quando vorrei fermarmi a riflettere. E in una storia come questa, è proprio questo il punto: restare dentro il flusso delle emozioni, anche quando le decisioni dei protagonisti fanno venire voglia di scuoterli.
I personaggi
Tommaso: quando la paura è più forte di qualsiasi sentimento
Tommaso è il personaggio che mi ha fatto perdere la pazienza fin dall’inizio. Parte dall’Italia per Londra dopo una storia finita male, pensando che cambiare città significhi cambiare vita. Ma non è così semplice. Non basta spostarsi di qualche migliaio di chilometri per lasciarsi tutto alle spalle.
La verità è che Tommaso non lascia niente indietro, si porta dietro tutto, solo in un altro posto. E Londra lo dimostra bene. Non diventa mai un rifugio, ma più un luogo che amplifica la sua distanza da tutto. È lì che la sua tendenza a scappare si vede ancora di più.
Con Vittoria succede sempre la stessa cosa. Si avvicinano, si cercano, sembra che finalmente qualcosa possa succedere davvero… e poi lui si tira indietro. Non solo una volta, ma continuamente, per tutto il libro. È come se ogni volta che la situazione diventa troppo reale, lui facesse un passo indietro.
Nei dialoghi tra loro, emerge chiaramente questo comportamento. Quando Vittoria lo mette davanti a quello che stanno vivendo — a quella connessione che esiste anche a distanza, anche quando fanno finta di niente — lui non riesce mai a darle una risposta chiara. Si chiude, svia, o si rifugia nel non capire. La frase che lo definisce meglio è quella in cui dice che non può dipendere da nessuno. Ed è lì che si capisce tutto: Tommaso è uno che si impedisce di provare l’amore fino in fondo.
Anche quando finalmente succede qualcosa di concreto tra loro, invece di restarci dentro, la sua prima reazione è allontanarsi mentalmente da quello che è successo.
Più di una volta mi sono chiesta se fosse nato scemo o se lo fosse diventato.. purtroppo rimarrà una domanda aperta.
Vittoria: La forza di chi resta e l’ombra del controllo
Vittoria è il personaggio che ho compreso meglio, perché lei è quella che deve affrontare tutte le conseguenze delle sue azioni.
Lei decide di restare nella sua città, di mantenere le relazioni e di affrontare le situazioni difficili, non perché non sia consapevole dei problemi, ma perché vuole comunque provare a costruire qualcosa di nuovo.
A un certo punto, prova a cambiare pagina, si iscrive in palestra, cerca di creare una nuova routine e tenta di rimettere insieme i pezzi della sua vita. E per un attimo, sembra che funzioni, sembra che possa finalmente andare avanti con la sua vita.
Tuttavia, il libro non la lascia mai completamente libera dal suo passato.
Quando Tommaso torna a fare parte della sua vita, tutto quello che Vittoria stava cercando di costruire viene messo in discussione. Non perché lei non sia capace di andare avanti, ma perché quello che c’è stato tra loro non è mai stato realmente chiuso. Ed questa, secondo me, è la cosa più realistica del personaggio: la sovrapposizione continua tra il presente e il passato. Anche quando prova a ricominciare, Tommaso resta comunque una presenza emotiva, qualcosa che continua a riemergere nei momenti meno opportuni.
Le tematiche
Le nostre tracce non è solo una storia d’amore, ma anche una storia su tutto quello che resta quando l’amore non riesce a realizzarsi veramente.
Una delle tematiche più forti di questo libro è l’amore sospeso. Questo tipo di amore non esplode mai completamente, ma rimane sempre lì, in uno stato di attesa continua. Non diventa mai una scelta piena, né un distacco definitivo. I protagonisti, Tommaso e Vittoria, si cercano, si avvicinano, poi si allontanano di nuovo, come se ogni volta arrivassero a un punto in cui qualcosa li blocca. Questa oscillazione costante è proprio ciò che rende la loro storia così frustrante, ma anche così realistica.
Accanto a questo tema, c’è la paura. La paura non è mai dichiarata apertamente, ma si vede in ogni gesto. Tommaso ha paura di legarsi, di perdere il controllo di ciò che sente, di dipendere da qualcuno. Vittoria, invece, ha paura di perdere definitivamente una persona che, anche se in modo incompleto, continua a tornare nella sua vita. Questa doppia paura crea un equilibrio instabile che non si rompe mai del tutto, ma non si risolve nemmeno.
Un’altra tematica centrale è la musica. Le canzoni diventano il loro modo di comunicare quando dire le cose direttamente è troppo difficile. Si mandano brani, frammenti di emozioni già scritte da altri, come se fosse più semplice affidarsi a parole non proprie. È un linguaggio che li avvicina, ma allo stesso tempo li protegge, perché permette di dire senza esporsi davvero. E proprio per questo, resta sempre qualcosa di incompleto, come se mancasse il passaggio finale: quello della verità detta in prima persona.
Poi c’è la parte più dura del libro: lo stalking. La storia di Vittoria non si limita a raccontare la paura iniziale, ma mostra soprattutto le conseguenze. Anche quando il pericolo sembra allontanarsi, resta una sensazione costante di vulnerabilità, di attenzione continua, di libertà che non è mai davvero piena. Leggendo il libri mi è rimasta addosso una tensione di ansia fino alle ultime battute dell’ultimo capitolo. E a tal proposito…
Un finale che non può essere una fine
Lasciatemi togliere questo sassolino dalla scarpa e senza giri di parole: il finale mi ha fatto incazzare parecchio. Non accetto che la storia finisca in questo modo.
Non posso rivelare cosa succede nelle ultime pagine del libro, perché non voglio rovinare l’esperienza di lettura ma mettiamola così: non aspettatevi un lieto fine. A volte la realtà non è solo difficile da accettare, è anche ingiusta, fa schifo. E questo è quello che mi ha fatto arrabbiare di più.
Ho ancora molte domande aperte, soprattutto sul suo futuro, e spero davvero che ci sia un seguito. Perché alcune risposte, dopo una storia così, non possono restare in sospeso.
Perché leggere Le nostre tracce?
Questo libro è stato una lettura molto interessante per me, anche se a volte mi ha fatto perdere la pazienza. Il personaggio di Tommaso mi ha fatto sentire veramente frustrata e il finale mi ha lasciato un po’ di nervosismo. Tuttavia, credo che questo libro faccia una cosa molto importante: mostra la realtà senza cercare di renderla più bella di quanto non sia.
Se siete stanchi delle storie d’amore troppo perfette, che sembrano più favole che realtà, allora questo libro potrebbe essere quello che state cercando. Se avete mai aspettato qualcuno che non arrivava o che arrivava sempre a metà, o se avete vissuto una relazione a distanza, sia geografica che emotiva, allora saprete cosa significa sentire una persona vicina e lontana allo stesso tempo.
Tuttavia, preparatevi: questo libro non è una lettura facile. Non vi darà risposte facili o vi farà sentire meglio. Al contrario, vi metterà di fronte a domande che forse preferireste evitare. E forse è proprio questo il punto di forza del libro.
Mi chiedo: è meglio un finale che ci fa sentire bene o uno che ci lascia qualcosa addosso, anche se non è piacevole? Io non ho ancora deciso. Non so se sono più arrabbiata con Vittoria per aver aspettato o con Tommaso per averla fatta aspettare.
Vorrei sapere cosa ne pensate voi. Scrivetemelo nei commenti, perché ho bisogno di parlare con qualcuno.
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Info utili
Puoi acquistare Le nostre tracce di Marta Cicilloni su Amazon o direttamente sul sito dell’editore.
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